I milliamperora descrivono la cella, i wattora descrivono il volo
Le migliori power bank del 2026
Una power bank si vende in milliamperora, e quell'unità descrive le celle che ha dentro e non l'energia che esce. Le celle stanno a circa 3,7 V, un telefono carica a 5 V o più, e la conversione tra i due costa all'incirca un quinto del totale: una power bank da 20.000 mAh contiene all'incirca 74 Wh e ne eroga sensibilmente meno. La cifra confrontabile sono i wattora, che è anche quel che una compagnia aerea legge — i limiti di trasporto sono scritti in wattora, e questo scaffale è uno di quelli in cui una caratteristica ha una conseguenza giuridica. La potenza d'uscita in watt, e i protocolli che ci stanno dietro, decidono che cosa carichi in fretta: USB Power Delivery per i portatili e i telefoni recenti, Quick Charge e i suoi cugini per gli apparecchi più vecchi, e una porta che elenca un protocollo ma non un wattaggio racconta metà storia. Che il wattaggio totale sia condiviso o per porta è il dettaglio che decide se due apparecchi carichino a piena velocità. La ricarica passante — usare la power bank mentre si carica — o è supportata o è esplicitamente esclusa. Poi il tempo di ricarica, il numero e il tipo di porte, e il peso, che su questo scaffale è all'incirca proporzionale alla capacità onesta. Confrontiamo capacità in mAh, wh, potenza di uscita, protocolli, ripartizione tra porte, passaggio diretto, tempo di ricarica e limiti di trasporto dichiarati.